L’inizio

Settembre 1943 – A Fiume
Il 15 settembre, all’alba, cominciò la battaglia. La gran parte dei fiumani era corsa nei rifugi, Martino no, però. Stava alla finestra di casa che affacciava su via Carducci, fumava. Dal terzo piano poteva vedere bene che cosa stava succedendo. Non aveva paura: se qualcosa gli doveva accadere, sarebbe accaduta comunque.

Udiva le esplosioni, vedeva i bagliori, il fumo: sul silurificio, sui cantieri navali, sui ponti. Gli aerei che bombardavano Sussak, le cannonate dall’alto di Cosala verso il fiume Eneo, le mitragliate, i colpi singoli, fumo ovunque. Come se stesse guardando un film, Martino osservò quanto accadeva alla sua città, aspettando di vedere chi, tra i tedeschi o gli jugoslavi, sarebbe entrato.

Settembre 1943 – A Camp Hale, Colorado
Andi era felice di essersi arruolato volontario nella 10th Mountain Division: ancora poche settimane e avrebbe cominciato l’addestramentocon le racchette da neve e gli sci. Camp Hale – dovestava il loro campo – era a 2.800 metri di altezza e di neve ce n’erasempre tanta. Era anche per quello che aveva scelto la “Fanteriadi Montagna”, proprio in quei mesi molto propagandata negliStati Uniti. Per la neve era ancora presto, però: i boschi vestivanoancora gli splendidi colori autunnali. Quella domenica, dopouna settimana di marce e di esercitazioni, si era fatto tentare dallapesca alla trota. Diversi suoi commilitoni erano appassionati di pesca con la mosca e lo avevano portato a provare quell’arte all’Eagle River, il torrente che scorreva di fianco al campo. Sorridendo dei suoi scarsi risultati, Andi ripensava alle giornate, ugualmente insoddisfacenti, passate a pescare con il cugino nel mare della sua infanzia.

Settembre 1943 – Al confine tra la Svizzera e l’Italia
Non gli avevano dato il permesso di restare, a Laci e a suo zio. Erano riusciti ad attraversare indenni il confine, dopo avere pagato i passatori che li avevano accompagnati fino al varco della rete che delimitava la frontiera; da lì erano arrivati alla caserma in cui avevano fatto richiesta d’asilo. Dopo ore di attesa, Berna aveva detto di no: non li poteva accogliere. Dovevano tornare indietro, senza conoscere la zona, senza sapere gli orari delle ronde. Un soldato svizzero era salito su una roccia: avrebbe fatto loro dei segnali, se avesse visto qualcuno arrivare. Dopo poco erano fuori dalla sua vista: dovevano proseguire da soli.

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